Olio Le Ferre

NewsTeam Le Ferre: Sara

Team Le Ferre: Sara

Oggi vi presentiamo Sara, la figura più camaleontica della LE FERRE, avvocato prestato al problem solving, non è un caso infatti che quando c’è un problema da risolvere o semplicemente buttare giù un po’ di idee per nuovi progetti è lei che tutti noi contattiamo.
Dotata di un’innata capacità di raccontare la realtà che la circonda, Sara è a capo dell’ufficio comunicazione, è uno dei volti più noti dell’azienda perché è colei che con il suo sorriso e gentilezza – suoi tratti distintivi – accompagna i clienti durante le visite di degustazione.
Ogni giorno è pronta ad accettare nuove sfide (a volte anche rogne) ma sempre con entusiasmo e perseveranza.

Sara Tanzarella, responsabile ufficio Comunicazione Le Ferre

Cosa trovi stimolante del tuo lavoro?

Le continue occasioni di studio e approfondimento: dalla storia del territorio, alle procedure per la sicurezza alimentare. Dai movimenti culturali, alle formalità burocratiche. Uno spettro infinito e molto variegato di opportunità, da trasformare in utilità per l’azienda. E poi la continua relazione con tutti i colleghi: da soli ogni idea resta solo una nuvoletta! In gruppo, invece, trova il modo per prender forma, direzione, concretezza. 

Raccontaci un episodio che in questi anni di attività hai particolarmente a cuore?

A parte il tempo a far ricerche e il lavoro con un giovanissimo amico grafico di Barcellona che curò la prima identità dell’azienda tanti tanti anni fa, ricordo nitidamente l’ispezione per la prima qualifica internazionale. Chi la dimentica! Sento ancora tutta la gioia (e il senso di liberazione, confesso) provata al termine di quella durissima giornata con l’auditor del più importante chef d’Inghilterra, venuto in Puglia appositamente per qualificarci come fornitori dei ristoranti in UK. Era rigoroso, parlava pochissimo e solo per tecnicismi che facevo fatica a condividere con la consulente qualità. Sentivo tutta la responsabilità del risultato di quella verifica. Ma alla fine l’ispettore si lasciò andare in un entusiasmo sincero, il suo apprezzamento per quanto aveva testato a Le Ferre era palpabile. Era il 2014. Da allora non abbiamo più spesso di qualificarci presso clienti in tutto il mondo. E’ tutto più sereno ma l’impegno è sempre tanto.

Raccontaci la sfida vinta di cui sei particolarmente orgogliosa?

Aver portato università e scuole di ogni ordine e grado in azienda a imparare a degustare e riconoscere l’olio extravergine di oliva, creando moduli di “racconto” specifici a seconda di età, indirizzi, percorsi e, in un caso molto emozionante, anche piccole difficoltà cognitive.
Conquistare i ragazzi è difficile ma ricevere un loro abbraccio improvviso, suscitare curiosità sincera, affiancarli nell’elaborato di tesi per la laurea è davvero gratificante. Non è solo “lavoro”, è un investimento sul futuro. Quanti più giovani appassionati cresciamo, tanto maggiore sarà l’entusiasmo che genereranno nei settori di vita e lavoro in cui si inseriranno. Qualcuno, forse, diventerà un produttore ispirato. Ma tutti saranno consumatori più attenti. Gran bella cosa per chi vende olio buono!

Su cosa pensi bisogna investire per migliorare la cultura dell’olio extravergine d’oliva nel nostro Paese?

Mi ripeto: sono convinta che la “cultura olearia” passi dalla scuola e comunque dai più giovani. D’altronde, con bambini e ragazzi si arriva con maggior efficacia agli adulti, troppo spesso arroccati in errate convinzioni in materia di oli da olive.
Ma i contenuti vanno resi “allettanti”.
Faccio un esempio: i bambini in frantoio trovano davvero poco interessante la frangitura delle olive (oltretutto coi moderni macchinari vedono ben poco del processo). Sono invece affascinati dai macchinari di imbottigliamento, i dettagli del confezionamento, la gestione delle temperature, i controlli e gli imprevisti sulle bottiglie che vedono riempirsi. Il loro presente è fatto di flussi continui di immagini e informazioni che noi adulti dobbiamo saper incanalare, contestualizzare e arricchire con modalità che loro possano comprendere, con gli strumenti che hanno (non che avevamo noi alla loro età!). E poi smettiamola di pensare che non possan fare qualcosa: la degustazione dell’olio in purezza, altro esempio, non è solo per i grandi. Va benissimo anche per i piccolini, sin dall’asilo, ovviamente va ben strutturata e adattata alle circostanze. E’ un’attività tanto insolita quanto stimolante. I bambini, soprattutto delle elementari, sono messi di fronte all’occasione di sperimentare, di sfidarsi, scoprire capacità che non conoscevano nè pensavano di avere. E solitamente son sempre più bravi di insegnanti e genitori!

Con i ragazzi delle scuole superiori, invece, è importante condividere il vissuto aziendale, gli errori fatti, “aneddoti” inediti: sono solo apparentemente disattenti (chi non è stato un adolescente insofferente), ma sono certa registrino e al momento giusto tireranno fuori il ricordo più utile, rielaborandolo. Chissà, in un momento futuro, con quel passato nostro aneddoto, aiuteremo qualcuno a fare una scelta. Bello vero?
Per un’azienda, dedicarsi agli altri con onestà e cura, a mio avviso non è “altruismo”: significa investire nella propria comunità, anche a vantaggio del proprio comparto lavorativo. E’ una ruota virtuosa che genera benessere per tutti. Bell’investimento!

 

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