Team Le Ferre: Micaela
Apriamo i progetti di Le Ferre per rivelarvi i nuovi occhi con cui guardiamo al nostro lavoro. Quelli di una giovanissima graphic designer appassionata di musica K-pop, Masterchef, fotografia e con un’attitudine quotidiana: prendere un pò “in giro” tutti. Vi presentiamo Micaela Loperfido, graphic designer di Le Ferre.
Una delle cose più difficili in un’azienda strutturata, con uno storico solido e un’immagine riconoscibile, è mantenere la voglia di sperimentare, ancora e ancora. Essere autoreferenziali poi, è un rischio enorme; ecco perché occorre mettersi in discussione, aprirsi a visioni che lascino spazio anche alla imprevedibilità. La saggezza di base renderà ogni azione comunque sapiente e quella sperimentazione diventerà una certa, preziosa occasione.
Scegliere di inserire nel team aziendale una giovanissima designer è stata per Le Ferre una sfida che Micaela ha colto alla grande, dimostrando non solo un bellissimo entusiasmo, ma anche una grande attitudine al lavoro e forza di volontà. Oltre a una innata determinazione, in un caratterino tutto pepe! che l’ha catapultata nell’universo Le Ferre con prontezza e serenità.
Cosa ti ha portato a Le Ferre?
Sentivo il bisogno di cambiare lavoro e prospettiva, di mettermi in gioco soprattutto in un campo che non avevo mai davvero apprezzato: il mondo delle etichette, qualcosa che mi era sempre sembrata difficile, distante da me. Ho visto in Le Ferre l’opportunità di lanciarmi una sfida personale. Ho iniziato con la voglia di ribaltare un’idea che avevo in testa, quella di qualcosa apparentemente noioso. Ho invece scoperto che anche su un piccolo pezzo di carta, come un’etichetta, si può esprimere creatività, carattere ed emozione. E poi qui non è solo questione di etichette! Mi occupo di tante cose utili alla comunicazione interna ed esterna dell’azienda. Mille stimoli e opportunità di espressione.
Hai avuto difficoltà a inserirti e ad avviare il lavoro; e come hai superato le prime difficoltà?
Non ho avuto grosse difficoltà. Ovviamente, come per ogni esperienza nuova, all’inizio mi sentivo un po’ “pesce fuor d’acqua”, ma “navigando” ho cominciato a conoscere e capire. Le prime difficoltà le ho quindi superate sbagliando: fa sorridere, ma è proprio attraverso l’errore che si impara davvero un lavoro e si stimola la ricerca di miglioramento. Soprattutto facendo tante domande, anche quelle che pensiamo sceme e si ha paure a farle -io ne ho fatte tantissime!

Qual è la cosa che più ti ha stupito del lavoro di Le Ferre? E cosa non ti aspettavi?
La cosa che più mi ha stupito è il sorriso e la gentilezza che i miei colleghi mettono in qualsiasi cosa facciano. C’è una passione autentica nel fare, e anche se può sembrare scontato, quando qualcosa ti piace davvero riesci a trasmettere quell’entusiasmo anche a chi magari non sa nulla di olio.
Non mi aspettavo un ambiente così giovane e dinamico: l’olio è riconducibile a uno dei mestieri più antichi che esistano e quando si pensa a un frantoio si immaginano spesso nonni o vecchie generazioni. Qui invece no: qui c’è una famiglia, due fratelli giovani che si sono messi in gioco, si sono lanciati una sfida importante e hanno creato qualcosa di diverso.
Sei la più giovane: cosa vuoi portare a Le Ferre della tua visione del mondo e dell’olio extravergine d’oliva?
Sento il desiderio di portare una visione più leggera e giocosa del processo di lavoro, senza togliere serietà a ciò che facciamo. Il gioco, in fondo, è cosa seria: ha regole, rispetto e impegno. Vorrei contribuire ad avvicinare anche i più giovani a questo mondo così antico, spesso visto come distante o poco creativo, mostrando invece che può essere vivo, contemporaneo e capace di parlare a tutti.

